Paesaggio agrario

Mai cambiamento è stato tanto rapido come quello che ha investito le nostre campagne negli ultimi decenni, cancellando una civiltà contadina sedimentatasi nei secoli, per far posto alle moderne aziende agricole specializzate nella produzione di latte. Le stalle che affiancano le vecchie cascine, dove è concentrato un elevato numero di bovini altamente selezionati, potrebbero ben definirsi "fabbriche del latte". Un prodotto di qualità cui sono finalizzate ormai tutte le colture. Il mais, dono gradito del Nuovo Mondo, dopo avere conquistato le mense, domina ora incontrastato gli orizzonti piatti e monotoni della Bassa. Sul suo altare sono state immolate le rotazioni agrarie messe a punto dagli agronomi del Cinquecento. Sono così sparite le "lame", le marcite, non si coltiva più il trifoglio ladino... il fieno è più conveniente acquistarlo al mercato di Orzinuovi. Ed il pane quotidiano viene impastato con farine di frumento cresciuto altrove.
Alla completa meccanizzazione del lavoro sono stati sacrificati, forse con zelo eccessivo, gli alberi e le esigenze dei cavalli vapore hanno determinato l'accorpamento di molti poderi, ora senza nome e vocazione.
Non solo il gelso è diventato talmente raro da essere tutelato alla stregua di una reliquia, ma anche la rovere, l'olmo, l'ontano... sono tristemente incamminati sulla strada dell'estinzione.
Non si vedono più le allodole librarsi alte nel cielo ad annunciare festose l'arrivo della primavera e neppure si ode il verso ritmato delle quaglie nelle stoppie. Sulle nostre campagne, mai così opulente, regna un silenzio quasi irreale. 

Ultima modifica: Mer, 04/01/2017 - 11:17