Le prede

Quella che ancora oggi viene chiamata "le Prede", costituiva per i Martinengo Villachiara una sorta di nuova frontiera. La riduzione all'agricoltura dell'ampia piaga ad ovest del capoluogo è durata alcuni secoli, fino al 1930. La foresta che copriva quasi tutto questo territorio fino agli albori del Rinascimento, dovette progressivamente cedere il passo a campi ben livellati, irrigati dal Gambalone e dalla Conta di Barco.
Accanto ai nuovi agglomerati di Bompensiero e Villabuona, sorti secondo uno schema collaudato lungo un unico asse viario aperto dal caratteristico "portone", vennero costruiti fienili e cascine che ricordano ancora nel nome i loro artefici (Martinenghe, Vittorie), o la presenza della selva primitiva (Boschine, cascina Bosco).
Fa eccezione il Beleò, quattrocentesco palazzo e dimora signorile che può essere considerato una "delizia" dei Martinengo per la sua quiete agreste e per l'incomparabile teatro di caccia che poteva offrire.
Terra dura da rivoltare quella delle "Prede", che è costata fatica e sudore a generazioni di uomini e animali. Oggi le strade rettilinee che le solcano, sono i segni più evidenti di una epopea dimenticata.

Ultima modifica: Mer, 04/01/2017 - 11:17