Fiume antico

Nel 1754 i governanti della Serenissima e della Lombardia austriaca stipularono il trattato di Vaprio per fissare i confini di Stato lungo il corso dell'Oglio. A venti anni esatti di distanza, nel 1774, una piena rovinosa deviò il corso del fiume tagliando di netto l'ansa che racchiudeva il bosco di don Giulio Bramani. Nacque allora l'Isola, in seguito detta dell'Uccellanda per l'allevamento di selvaggina impiantatovi nel 1930 dalla riserva di caccia. Oggi sull'ultimo lembo di lanca rimasto, sorge una villa. Altre erosioni si sono nel frattempo verificate a danno ora dell'una, ora dell'altra sponda. Notevole quella andata avanti per decenni fino all'inizio degli ultimi anni Ottanta, che, oltre a cancellare l'antica cascina Antes, ha lasciato il bosco della Marisca sul versante cremonese.
Più che gli accordi fra gli uomini, il fiume obbedisce alle leggi della natura, determinando la curiosa situazione, fermi restando i confini amministrativi, di porzioni territoriali bresciane in riva destra e viceversa. Un tentativo di stabilizzazione dello status quo venne fatto a partire dal 1960 con la costruzione di poderosi argini in blocchi di pietra, col risultato negativo di lasciare al secco i boschi rimasti e di spingere in più punti i coltivi a ridosso dell'alveo. Risorse buttate in acqua, perché prima o poi la natura riconquisterà il sopravvento. Le asfittiche riserve naturali, più che proteggere gli alberi relitti rimasti, soffocati dai rampicanti e dai rovi, sono la prova della scarsa sensibilità umana verso il problema ambientale. Il reciproco e secolare rispetto tra le comunità rivierasche ed il loro fiume, da tempo se n'è andato con la corrente.
Oggi l'Oglio, avvelenato dagli scarichi e sfregato dalla plastica, onnipresente sulle sue sponde, sembra diventato un malinconico bacino lustrale della nostra civiltà dei consumi. 

Ultima modifica: Mer, 04/01/2017 - 11:15