Centri urbani e monumenti

Tutto il comune di Villachiara presenta una caratteristica peculiare: le sue strade sono generalmente rettilinee e disegnano sul territorio dei grandi quadrilateri quasi regolari, segno forse dell'antica centuriazione romana o, più verosimilmente, della sapiente pianificazione agraria messa in atto dalla famiglia feudale dei Martinengo. Di questo vasto disegno, fatta eccezione per Villagana, sorta come borgo fortificato sul terrazzo alluvionale a presidio di un importante guado del fiume, sono frutto i più recenti nuclei abitati di Villachiara, Villabuona e Bompensiero. L'originalità della loro concezione sta nel fatto che essi sono cresciuti secondo un piano urbanistico strettamente funzionale alla vocazione agricola del latifondo Martinengo. La particolarità di Vilachiara e delle due frazioni è data dal caratteristico "portone" d'ingresso che chiude a monte gli abitati. Essi presentano tutti una dislocazione su un asse nord-sud, con una tipica struttura a pettine. Anche Villabuona aveva il suo portone, abbattuto nella seconda metà dell'Ottocento. Ai lati degli ingressi si sviluppano le grandi fattorie padronali. Vengono poi le più modeste cascine dei mezzadri, degli affittuali e dei piccoli proprietari, dotate di stalle e fienili. Infime le semplici casette dei braccianti e dei salariati. A Villachiara queste sono disposte a blocchi compatti e regolari a ponente della chiesa parrocchiale. Anche se poco conosciuto dal grande pubblico, dato il marcato decentramento del paese rispetto ai centri maggiori della provincia e la lontananza da importanti vie di comunicazione, il patrimonio storico-artistico del comune è di notevole interesse. Sulla piazza Santa Chiara, cuore pulsante del capoluogo, prospettano i due monumenti più significativi: il castello e la chiesa parrocchiale. L'erezione del castello dei Martinengo risale alla seconda metà del XIV secolo, forse su un preesistente piccolo castrum. Esso ha conosciuto nel secolo successivo, in coincidenza con l'epoca d'oro della nobile famiglia, un notevole arricchimento artistico che lo trasformò in una accogliente dimora signorile, senza tuttavia stravolgerne le linee architettoniche originarie. E' tuttora facilmente riconoscibile la fossa che lo circondava. Sulla facciata esterna rivolta verso la piazza, racchiusa tra due bassi torrioni cilindrici, sono ancora visibili brani di un grande affresco di putti attribuito dal Paglia a Lattanzio Gambara ed al Romanino. In una stanza interna è ancora ben conservato un altro affresco con al centro il carro di Fetonte ed i segni dello zodiaco, pure attribuito al Gambara. All'esterno della fossa, di fronte all'ingresso del castello, vi è il complesso del Razzetto, un ampio fabbricato rurale preceduto da un elegante porticato con colonne in pietra serena risalente alla fine del XVI secolo, che ospitava le scuderie e le stalle padronali. 
La chiesa parrocchiale, dedicata a Santa Chiara, è uno dei più felici esempi dell'architettura neoclassica settecentesca bresciana. Iniziata nel 1754 e portata a compimento, con alcuni rimaneggiamenti, nel 1868, essa offre alla vista un interno maestoso, esaltato dalla serie di colonne corinzie che sorreggono l'alta ed unica navata. Gli affreschi del 1946 sono di Eliodoro ed Aldo Coccoli. I due altari minori provengono dalla soppressa chiesa conventuale di S. Antonino di Brescia. L'agile campanile risale ai primi anni del XVII secolo. Della primitiva parrocchiale sono rimasti solo la pregevole pala della Pietà, attribuibile ad un allievo del Moretto ed il marmoreo fonte battesimale. Al centro del paese vi era il piccolo oratorio di Santa Maria Bambina ai Morti del Brolo, sorto nel 1925 sul luogo in cui era stata depositata la terra frammista ad ossa, rimossa per lo scavo delle fondamenta della nuova chiesa parrocchiale. Villagana è dominata dal palazzo Martinengo, radicalmente rimaneggiato intorno al 1910 su disegno del pittore milanese Luigi Comolli, che della costruzione rinascimentale conserva solo pochi ambienti, tra cui il leggiadro cortile d'onore e la parte sud, un tempo abitata dalla servitù, con un vetusto torrione quadrato ed una elegante loggetta. Sul muro esterno, lungo la discesa per Acqualunga, è ancora visibile un leone alato di San Marco in marmo bianco, segno della lunga dominazione veneta. Scomparse da secoli le antiche chiese di Santa Maria Pomposa e di Sant'Andrea, si può tuttora ammirare il cinquecentesco oratorio privato di San Vittore. In esso sono conservati la secentesca grandiosa pala d'altare dedicata a San Pietro ed il cinquecentesco affresco della Santissima Trinità di Antonio Gandino. Percorrendo una stradina che segue verso ovest il ciglio della costa, ci si imbatte dapprima nella nascosta santella della Mater Salvatoris, quindi, in posizione amena sulla riva sinistra del Gambalone, nel cinquecentesco santuario ed antico romitorio della Madonna del Rino, dedicato a Maria Nascente. Più in là, all'ombra di frondosi ippocastani, vi è la chiesetta dei Morti di San Pietro, eretta in epoca remota sul luogo di sepoltura delle sventurate vittime delle epidemie di peste tardo medioevali. Tutte le chiese di Villagana portano sulla facciata l'aquila martinenga, simbolo della famiglia che le ha fatte costruire e che le ha dotate per lungo tempo di benefici. A Bompensiero, oltre all'antico portone, si può vedere la chiesa dedicata a San Vincenzo Martire, inaugurata nel 1927 e sorta accanto al piccolo oratorio costruito subito dopo la terribile peste del 1630 per volere del conte Vincenzo Martinengo. Non lontano dalla frazione, in ridente posizione panoramica, si erge il Beleò, già Fontana Billiò, in ricordo della transalpina Fontainebleau, probabilmente conosciuta da alcuni Martinengo al servizio del re di Francia. Il quattrocentesco palazzo, luogo di caccia ed ameno ritrovo dei nobili locali, è stato in seguito parzialmente trasformato in cascina. Nel palazzo signorile si possono ancora ammirare gli affreschi dei Campi di Cremona ed alcuni frammenti di quelli del Fasolo.

La tradizionale ospitalità dei villaclarensi, che si esprime nelle annuali feste popolari e nelle manifestazioni culturali e sportive, si può apprezzare anche nei bar e nei ristoranti del paese dove, oltre a concedersi pause di ristoro, si possono gustare piatti tipici della zona. 

Ultima modifica: Mer, 04/01/2017 - 11:31