Cenni Storici

Villachiara Terra di Confine
E' la terra dei particolarismi e dei cento campanili, dei campi di mais ordinati ed ubertosi, delle seriole ricche di benefiche acque, dei lunghi e veloci rettilinei che solcano il paesaggio piatto ed uniforme. E' il cielo a 180 gradi che incombe su ogni cosa, la malinconia della nebbia invernale che tutto avvolge, la sferza del sole infuocato di luglio che rallenta le pulsioni vitali. Sono i verdi esplosivi della primavera, o i colori decadenti e romantici dell'autunno. Sarà per tutto questo, e per altro ancora, che la gente della pianura vive le sue giornate secondo i ritmi lenti scanditi dallo scorrere delle stagioni. Discreta, operosa, opulenta, la Bassa di confine è una costellazione di microcosmi a sé stanti, lontani dalle incalzanti frenesie della società post industriale. Ritrosa ed appagata, questa parte estrema della provincia bresciana, sembra quasi volersi sottrarre alle altrui attenzioni, timorosa di mettere in mostra i suoi valori, le sue ruspanti bellezze. Sbaglia tuttavia chi, maneggiando le carte geografiche, si convinca che questo sia il regno della monotonia. Al contrario la Bassa cela tesori di storia, d'arte, di tradizioni, di umanità non indifferenti; valori ambientali e paesaggistici di incontaminata suggestione, il fascino di angoli sconosciuti, il silenzio liberatorio e gratificante della sua natura. Uno di questi luoghi, ancora tutto da scoprire, è Villachiara, piccolo centro agricolo dominante la grande ansa disegnata dall'Oglio nel suo perenne fluire verso il Po.
Cenni Storici
Senza voler risalire alla presenza romana che pure ha lasciato nel suo territorio le tracce ed i reperti di due necropoli, l'origine di un primo nucleo abitato denominato "Villa Clara" può essere collocata con buona approssimazione attorno al Mille, in piena età medioevale. In quell'epoca infatti il termine "villa" era sinonimo di "vicus", cioè centro minore del territorio della civitas, mentre "clara" veniva ad assumere il significato di "spoglia d'alberi". Ecco allora che il toponimo descrive in modo conciso ed efficace l'ambiente in cui venne a costituirsi stabilmente una minuscola comunità di pastori e di agricoltori dediti alla coltivazione di piccole radure ricavate dal diradamento della fitta feresta che occupava questa landa desolata dalle invasioni barbariche. Dal buio fitto che avvolge l'età di mezzo, il nome Villachiara emerge per la prima volta in un documento ufficiale del 1113. Una contrada interna alla fortezza di Orzinuovi, eretta dal comune di Brescia nel 1193, portava già il nome di Villachiara. La presenza della cittadina fortificata non diffondeva sempre nelle comunità vicine pace e sicurezza. Nell'estate 1259 il crudele Ezzelino da Romano, fedele alleato dell'imperatore germanico Federico Il, furente per non essere riuscito ad espugnare Orzinuovi, scaricò le sue ire sul territorio circostante mettendo, come scrive il Codagli, "ogni cosa a fuoco e fiamma, e ne patirono molto le Ville d'Ovanengo, Rossa, Coniolo, Pudiano e Villa Chiara". A conforto delle popolazioni afflitte dalla miseria, dalle malattie, dalle continue scorribande degli eserciti di ventura e dalle molestie dei vicini cremonesi, fin dagli albori del medioevo si era irradiato dalle pievi il cristianesimo, che con i suoi ministri diffondeva nelle varie diaconie la parola di Dio e dispensava opere di carità. Il dominio assoluto sulla terra si concentrò invece nelle mani della famiglia Martinengo, di origini bergamasche, che, secondo una leggenda compiacente, avrebbe ottenuto nel 953 dall'imperatore Ottone I l'investitura feudale su una vasta plaga a ridosso della riva sinistra dell'Oglio. Più realisticamente le fortune dei Martinengo sono legate alle esazioni di tributi loro affidate dai vescovi di Brescia e ad un'abile politica di acquisizioni immobiiari. Comunque sia, a partire dalla seconda metà del XIV secolo le sorti di Villachiara saranno strettamente legate a quelle della potente famiglia comitale che attorno al 1370 vi costruì l'arcigno castello. Proprio "in castro fortilicii de Villaclara" nel 1421 e nel 1429 venne sancita la divisione del feudo tra i diversi rami dei Martinengo. Tra i vari esponenti dei Martinengo Villachiara, il capostipite Bartolomeo I, nel suo testamento del 21 ottobre 1421, ordinava ai suoi eredi di fabbricare una chiesa a servizio dell'accresciuta borgata. Ciò che fu fatto dal nipote Vittore I alcuni decenni dopo. Nell'anno 1479 infatti, papa Paolo II istituiva con sua bolla la nuova parrocchia di Villachiara, prima sottoposta alla pieve di Ovanengo, dedicata a Santa Chiara d'Assisi, riservandone il giuspatronato ai nobili del paese. La prima chiesa parrocchiale venne consacrata il 29 settembre 1539 da Girolamo Vascherio, titolare di Guarda e vescovo suffraganeo della diocesi bresciana. Essa conteneva al suo interno affreschi dei Campi di Cremona e forse di Lattanzio Gambara, gli stessi artisti chiamati a decorare il vicino castello. La crisi del Seicento segnò anche l'estinzione dei Martinengo Villachiara a cui subentrarono i Bargnani che tennero la proprietà del castello e del paese per oltre 70 anni fino al 1750 circa.
Villagana ed altre località del comune restarono invece nelle mani dei Martinengo Villagana che a lungo rivendicarono l'unificazione delle antiche proprietà in virtù di un antico fedecommesso. Particolarmente funesta fu la signoria dei nuovi padroni, specialmente quella del longevo Bartolomeo Bargnani, famoso bandito che si circondò di bravi e che trasformò il castello in un deposito di armi, facendone la base delle sue scellerate imprese di qua e di là dell'Oglio. Alla sua morte, sopraggiunta il 29 settembre 1743, il parroco don Giuseppe Bocelli, sentì il bisogno di indire le missioni a beneficio della popolazione così a lungo provata. I suoi eredi alienarono poco dopo i loro beni ai Martinengo Villagana che, con il conte Giovanni, riuscirono a realizzare il sogno della riunificazione delle possessioni avute. Forse per celebrare l'importante obiettivo a lungo perseguito, il conte Giovanni diede inizio ai lavori per la costruzione della nuova, grandiosa e bellissima chiesa parrocchiale. La prima pietra venne solennemente posta il 6 maggio 1754 col concorso di tutta la popolazione, del clero locale e di quattro sacerdoti di Ovanengo e Gabbiano (Borgo San Giacomo). La fabbrica della chiesa fu interrotta al presbiterio per la morte del munifico mecenate. Dovrà passare ancora oltre un secolo per vederla completata grazie ai proventi del lascito di 40.000 lire disposto nel suo testamento dalla pia contessa Caterina Martinengo Villagana. Il 25 ottobre 1868 il tempio venne solennemente benedetto da don Artemio Gorzonio, inviato dal vescovo Girolamo Verzeri. Passata attraverso la secolarizzazione operata dalla rivoluzione francese e continuata dai governi liberali post unitari, venuta meno la secolare tutela dei Martinengo, Villachiara ha vissuto 'a partire dai primi anni del Novecento la lunga stagione delle lotte bracciantili che, nel secondo dopoguerra hanno portato all'emancipazione dei ceti contadini tipici delle zone caratterizzate dalle grandi proprietà terriere. L'esodo dalle campagne ha portato al dimezzamento della popolazione ed al nascere del pendolarismo operaio. Oggi Villachiara si presenta come un tranquillo centro residenziale, con tutti i problemi connessi alla mancanza di insediamenti produttivi ed a un modesto tasso di scolarizzazione.

Ultima modifica: Gio, 05/01/2017 - 10:57